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Vietnam

TREKKING FRA I VILLAGGI DI SAPA

di Fabrizio Paravisi - Ultimo aggiornamento: 2018-03-01

Introduzione

Non c'è modo migliore di visitare Sapa che fare trekking fra i villaggi delle minoranze etniche. La progressione lenta della camminata permette di apprezzare al meglio il paesaggio circostante ed incontrare la gente del posto.
Ho esplorato i villaggi di Sapa a inizio giugno 2017, durante il mio viaggio in solitaria fra Laos e Vietnam. Non ho prenotato nulla e mi sono arrangiato sul posto a trovare alloggi e percorsi da seguire. Se volete vivere un'avventura unica e indimenticabile spendete almeno 2 o 3 giorni del vostro viaggio in queste zone, dormendo nelle homestay.
Di seguito ho inserito le informazioni principali per organizzare il viaggio in base alla mia esperienza.

Trekking Sapa

Camminando all'alba fra le risaie in direzione di Ta Phin

Quando andare

E' possibile visitare Sapa durante tutto l'anno, ogni stagione offre uno spettacolo diverso e caratteristico. I periodi consigliati sono marzo-maggio e settembre-novembre, nei quali c'è la semina e la raccolta del riso.

Da dicembre a febbraio

Sono i mesi più freddi che corrispondono alla stagione invernale, le temperature scendono fin sotto lo 0°C e può anche nevicare. Gennaio è il mese più freddo ed anche il più nebbioso, il cielo sembra costantemente nuvoloso e la visibilità è ridotta. Le precipitazioni sono poco frequenti, ridotte ad un quinto rispetto alla stagione estiva.

Da marzo a maggio

Con la primavera le temperature si alzano, la nebbia diminuisce e le montagne si colorano di fiori. E' il periodo ideale per fare trekking fra i villaggi, per ammirare lo stile di vita e la cultura delle varie etnie. Intorno alla fine di maggio inizia la semina del riso e le terrazze sono colme d'acqua, che regalano scorci indimenticabili.

Da giugno a agosto

A inizio giugno si conclude il lavoro nelle risaie e le terrazze si riempiono di un verde acceso. Durante l'estate le piogge sono molto frequenti ed è necessario attrezzarsi a dovere per non bagnarsi. Le temperature di giorno si aggirano attorno ai 25°, mentre la notte è più fresca con i suoi 15°.

Da settembre a novembre

A settembre inizia la raccolta del riso e le risaie si colorano di giallo. Come per la primavera l'autunno offre un clima gradevole: il basso livello di precipitazioni combinato con la temperatura fresca, rendono molto piacevole il soggiorno a Sapa.

Come arrivare

Sapa è ben collegata con le principali città tramite autobus, inoltre c'è una linea ferroviaria che copra la tratta Sapa-Hanoi.

Da Hanoi a Sapa

Treno

La linea ferroviaria collega la stazione centrale di Hanoi con Lao Cai, città a circa 30km da Sapa. Il biglietto può essere aquistato online tramite intermediari ed il costo è di circa 60€ a/r. Se invece acquistate il biglietto in loco il prezzo è dimezzato, perchè non ci sono costi di commissione.
Io avevo prenotato il biglietto Lao Cai - Hanoi tramite il sito Baolau, carrozza "violet train", la ricevuta spedita via email valeva come biglietto. Durante i trekking fra i villaggi di Sapa ho perso la cognizione del tempo e sono andato in stazione a Lao Cai il giorno successivo a quello prenotato. Ovviamente ho perso la prenotazione (30€) e ho comprato un nuovo biglietto direttamente al desk, al costo di 15€. Fortunamente c'era posto nelle carrozze con i lettini, altrimenti avrei dovuto fare il viaggio seduto.
Se consultate il sito che ho indicato in precedenza potete vedere orari, costi e durata del viaggio.

Bus

Con la nuova autostrada che è stata aperta fra Hanoi e Lao Cai, il bus forse è il mezzo più rapido comodo ed economico per raggiungere Sapa. Sono disponibili i bus diurni con i classici posti a sedere, oppure i bus notturni con i lettini. Il prezzo si aggira attorno ai 30€ a/r.
Di seguito dove prenotare ed avere ulteriori info.
Sapa Express

Da Lao Cai a Sapa

Autobus

C'è un servizio di bus pubblici che copre la tratta Lao Cai - Sapa, il costo è di circa 30.000 Dong. Il bus (linea 1) si ferma alla stazione di Lao Cai e arriva a Sapa in zona chiesa, a questo link la posizione indicativa. Se scaricate l'applicazione MAPS.ME trovate la posizione corretta con l'icona di un autobus. Se non sbaglio le corse sono ogni ora fino alle 17, c'è un tabellone con scritti gli orari nei pressi delle fermate.

Minivan

Fuori dalla stazione di Lao Cai ci sono diversi minivan pronti a portarvi a Sapa, il costo si aggira attorno ai 50.000 Dong e il viaggio dura circa 40 minuti. Se vi chiedono una cifra più alta trattate il prezzo, oppure rivolgetevi a qualcun'altro.

Cosa portare

Bagaglio

Per quanto riguarda il bagaglio principale ci sono due possibilità: lasciarlo in un hotel a Sapa/Hanoi oppure portarlo con voi. Se decidete di pernottare una notte a Sapa, gli hotel sono disponibili a tenervi il bagaglio mentre fate trekking. Stessa cosa per quanto riguarda gli hotel ad Hanoi, molti scelgono di fare un paio di giorni a Sapa e poi tornare in città per proseguire il viaggio.
Io ho fatto il trekking con lo zaino in spalla, sono arrivato a Sapa la mattina alle 5 e ho iniziato subito a camminare.

Per il trekking

Di seguito una lista di accessori utili da portare durante il trekking:

  • Scarpe da trekking, non sono obbligatorie ma le consiglio perchè spesso i sentieri sono pieni di fango e scivolosi, soprattutto se inizia a piovere.
  • Kway, per proteggersi dalla pioggia
  • Navigatore, se viaggiate da soli consiglio di installare l'applicazione MAPS.ME, permette di scaricare le mappe offline e ci sono numerosi sentieri mappati. Consiglio inoltre di portare una batteria esterna per ricaricare il cellulare, io utilizzo questa.
  • Repellente insetti, ne ho parlato in questo articolo
Trekking Sapa

Risaie nei pressi di Lao Chai

Dove dormire

I luoghi migliori dove dormire sono le homestay: le famiglie della zona aprono le porte della loro casa ai turisti, che possono vivere in prima persona lo stile di vita locale. Di solito è possibile partecipare alla preparazione del pasto, un'esperienza molto interessante e anche divertente. Ho scritto un articolo specifico riguardo alla mia esperienza a Lao Chai, la migliore fra quelle vissute.
Di seguito le homestay in cui sono stato durante il mio trekking fra i villaggi

  • Ta Phin, Stone Garden Homestay. Non è una vera è proprio homestay ma è più un albergo. Sono arrivato a Ta Phin dopo un viaggio interminabile dal Loas senza dormire, sono entrato nel primo posto che ho trovato perchè avevo bisogno di riposare e farmi una doccia. La struttura è molto bella e recente rispetto allo standard della zona, è gestita da un vietnamita e non da minoranze etniche, il che la rende meno interessante. Sulla via principale ci sono molte ragazze Red Dao che propongono homestay, non avrete problemi a trovarne una.
  • Cat Cat, Chapi Homestay. La homestay è gestita da Mai, una ragazza vietnamita davvero in gamba, che aiuta i bambini e ragazzi delle minoranze etniche con corsi di inglese ed altre attività. La struttura si trova sulla trada principale che da Sapa porta a Ban Xin Chai, qui la posizione in google maps. E' possibile cenare presso la struttura, ci sono camere private con bagno oppure in comune, la doccia con acqua calda si trova al piano terra. Potete fare una tappa anche solo per il pranzo.
  • Lao Chai, a questo link il mio diario completo con tutte le info. E' senza dubbio il luogo migliore in cui fare homestay. Se avete bisogno di altro scrivetemi.
  • Ta Van, è il villaggio che si trova dopo Lao Chai risalendo la valle, è molto caratteristico e vale la pena visitarlo, da tenere in considerazione per un'eventuale homestay. Ci sono diverse famiglie che offrono ospitalità, anche stutture piuttosto recenti. Consiglio quella subito dopo il ponte nei pressi della cascata Quy Khach.

Agenzia o fai da te?

Agenzia

Io ho escluso a priori l'agenzia per diversi motivi. Viaggiavo da solo e non volevo essere vincolato a qualcuno in termini di tempi e luoghi, inoltre volevo assolutamente evitare di fare trekking con altri turisti. Se fossi stato con mia moglie e mia figlia probabilmente mi sarei comportato diversamente, le esigenze cambiano anche in base ai compagni di viaggio. Inoltre ho preferito dare soldi direttamente alle famiglie della zona, senza far guadagnare intermediari. La questione è semplice: se siete pigri o avete "paura" di esplorare la zona da soli allora andate in agenzia, probabilmente spenderete il triplo ma la tranquillità si paga. La più famosa è SapaOChau, l'ha usata un amico e s'è trovato bene.

Fai da te

Se vi piace l'avventura allora non fatevi troppi problemi e iniziate a camminare! Potete fare giri in giornata partendo dal vostro hotel a SaPa, oppure di più giorni cercando una homestay lungo il percorso. Sono contento di aver fatto questa scelta, ho conosciuto un sacco di persone e vissuto esperienze indimenticabili. Più avanti nella pagina ho inserito il mio diario di viaggio con cartine e luoghi visitati.

Fai da te con guida locale

Un'altra possibilità è farvi accompagnare da una guida del posto, contattandola direttamente senza passare da un'agenzia. Io ne ho conosciute un paio durante il viaggio: una è Ha, che mi ha ospitato nella sua homestay, ne ho parlato in questo articolo. L'altra è "Co" è un'amica di Ha e anche lei gestisce una homestay a Lao Chai. Potete contattarla tramite facebook e organizzare un trekking, vi aiuterà a trovare una homestay nel paese che volete visitare, oppure potete stare da lei. In questo video potete vedere Ha che parla della sua attività (minuto 5.20).
Pagina facebook di Ha

Pagamento biglietto nei villaggi

Cat Cat è l'unico paese dove ho dovuto pagare il biglietto, questo perchè più che un paese è una sorta di parco dei divertimenti. E' stato costruito un circuito turistico tappezzato di negozi, ricostruzioni storiche e ristorantini. Non ha niente a che vedere con gli altri villaggi della zona, potete tranquillamente saltarlo a pié pari.

Link utili

Sapa Tourism, sito ufficiale del turismo a Sapa
SapaOChau, agenzia x trekking a Sapa
Vietnam Tourism, sito del turismo vietnamita

Diario del trekking

Ta Phin

Sento qualcuno che mi scuote bruscamente e mi sveglia, esco dal mio "bozzolo" di coperta che fungeva da riparo contro l'aria condizionata e scendo dall'autobus, dopo 11 ore di viaggio sono finalmente arrivato a Sapa.
Sono le 5 di mattina e la cittadina è praticamente deserta, ma non mancano i taxisti e gestori di affittacamere che vengono a propormi i loro servizi. E' buio e la temperatura è piuttosto freschina, rispetto ai 40 gradi dei giorni scorsi in Laos sembra il polo nord. Noto due barboni accampanti nel piazzale, avvicinandomi però capisco che in realtà è un chioschetto che vende cibo e bevande, quindi mi siedo con loro e ordino un caffè. Non parla nessuno e io rimango lì a sorseggiare la brodaglia pensando al da farsi: l'idea è di scappare subito dalla città, ma soprattutto di scappare dalla miriade di venditori di ogni sorta che mi pressano da quando sono arrivato in Vietnam.
Alle prime luci dell'alba consulto la mappa sul cellulare e mi incammino in direzione Ta Phin, un villaggio a circa 10km da Sapa. Mentre mi allontano dal piazzale degli autobus noto due in motorino che mi inseguono, sono due donne vestite in abiti tradizionali che mi urlano "homestay!!". Pazzesco. Faccio cenno di no e dopo aver indossato gli scarponi imbocco un sentiero in mezzo ad alcune baracche, non ci sono indicazioni e mi fido della mappa. Percorro un breve tratto in salita e raggiungo un punto panoramico dove la vista spazia sulla valle ricoperta di risaie, sembrano tanti specchi che riflettono i raggi del sole. Tutto d'un tratto la tristezza lascia spazio alla gioia e allo stupore, mi dimentico subito degli avvoltoi cittadini ed entro in un mondo nuovo, rurale e semplice.
Il sentiero scende nella vallata attraverso le risaie completamente allagate, pronte per essere riempite di riso, in alcuni punti devo stare attento a non scivolare e lo zainone non aiuta. Attraverso un gruppo di case in legno, gli abitanti sembrano abbastanza diffidenti e salutano a fatica. Come dargli torto, sono le 5 del mattino e un turista passa fuori casa loro a rompere le scatole.
Raggiungo il fiumiciattolo che scorre in fondo alla vallata e noto due donne intente a piantare il riso, mi sorridono e salutano allegramente. Probabilmente un occidentale con zaino da 70 litri che saltella sul fiume fa un po ridere. Raggiungo la strada asfaltata all'altezza di Ma Cha, un piccolo gruppo di case circondato da risaie, che offre una delle visuali migliori della zona. Nei pressi di Ta Phin incrocio un gruppo di donne Red Dao con il tipico berretto rosso in testa; mi vengono subito incontro sorridenti, non certo per il mio fascino ma più che altro perchè hanno identificato un pollo da spennare. Scatto un paio di foto e riprendo subito il cammino, declinando ogni offerta, ma faccio un errore madornale: ad una proposta di souvenir rispondo "maybe later". Ecco, non fate mai una cosa del genere in Vietnam, dite semplicemente NO. Un secco no, senza se senza ma. Fatto sta che sta ragazza mi segue per tutto il tragitto, raccontandomi della sua famiglia e della sua homestay che dista solo 3km. La cosa sarebbe anche interessante ma non in questo momento, l'unica cosa che voglio è una doccia e un letto comodo.

  • La vallata appena attraversata in direzione Ta Phin, si intravede la strada che ho percorso

  • Terrazze di riso

  • Si continua su strada asfaltata

  • Risaie a perdita d'occhio

Mi infilo quindi nella prima homestay/albergo che trovo, segnalata sulla mappa di maps.me, "Stone Garden Homestay". Si tratta di una struttura molto bella e di recente costruzione, gestita da un vietnamita sicuramente benestante. Tratto il prezzo di una camera privata con bagno per 10$, con tanto di letto a baldacchino e vetrata panoramica sui campi circostanti. La ragazza red dao dopo una mezzora in attesa all'ingresso decide di mollare la presa e se ne va per la sua strada. Faccio una doccia calda e mi accascio sul letto, già in fase REM ancor prima di toccare il cuscino.
Mi sveglio verso l'ora di pranzo ed esco per cercare un posto dove mangiare qualcosa, nel mentre controllo che non ci sia di nuovo in giro la ragazza di stamattina, sarebbe la fine.
Lungo la strada principale c'è un piccolo "ristorante" che fa noodles, frequentato prevalentemente da donne red dao, di uomini non se ne vedono e probabilmente sono a lavorare. Il compito delle donne è vendere souvenir e proporre homestay ai turisti. Mentre sono seduto al tavolo ho modo di osservare il comportamento delle persone e il loro stile di vita. Alcune mi ignorano completamente, altre invece vengono a scambiare due parole con l'obiettivo di rifilarmi qualcosa e nonostante i miei rifiuti si fermano comunque a farmi compagnia. Nel lasso di tempo trascorso a mangiare, credo di aver ricevuto almeno 10 proposte di homestay. Per questo dico che non avrete problemi a trovare un posto dove dormire!!
La zuppa di noodles è molto semplice e viene preparata con brodo, alcune verdure bollite e ovviamente spaghetti. E' accompagnata da una ciotola con piante aromatiche fresche: coriandolo, menta e non so cos'altro, da aggiungere a piacere. Tutti mangiano la stessa cosa, è l'unico piatto che viene servito, il costo è di 10000 dong ossia circa 40 centesimi. La vita in Vietnam costa ancora meno che in Laos, mi sarei aspettato il contrario.
Il paese Ta Phin sorge in un pianoro fra le montagne, per questo motivo non offre un panorama spettacolare sulle risaie, per vederle occorre spostarsi di qualche chilometro. Anche il paese in sé non è molto pittoresco, però vale la pena andarci per incontrare l'etnia Red Dao tipica di questa zona e comunque il percorso per arrivare lì regala molti scorci fotografici.
Nei pressi della homestay incontro Ha, una ragazza di etnia Black Hmong che accompagna un cliente a fare trekking a Ta Phin. Parla bene l'inglese è molto simpatica e sveglia, mi organizzo per incontrarci fra due giorni nel suo villaggio a Lao Chai, dormirò nella sua homestay. Le chiedo consiglio riguardo a un sentiero per raggiungere Cat Cat a piedi, passando per le montagne, ho visto una traccia sulle mappe ma da una prima ispezione non vedo alcun sentiero. Mi dice che c'è una sorta di traccia ma nemmeno lei l'ha mai percorsa e mi consiglia di tornare a Sapa in scooter e di fare il classico giro, non vale la pena attraversare le montagne con uno zaino pesante come il mio.
Per cena mangio qualcosa alla homestay, anche se chiamarla così è un'eresia, si tratta di un affittacamere che non ha certo l'umanità di una vera homestay. Infatti la cena è servita su un tavolo privato e non in compagnia della famiglia. Ma per oggi va bene così, ora si dorme.

  • Donne di etnia red dao

  • La via principale di Ta Phin

Cat Cat

Mi sveglio verso le 7 e preparo lo zaino pronto per partire. Scendo alla zona ristorante e faccio colazione con toast e un ottimo caffè vietnamita. L'acqua calda viene versata in un contenitore dotato di filtro dove c'è la polvere di caffè, il liquido poi cade nel bicchiere sottostante pronto per essere bevuto. In base ai gusti viene aggiunto del latte condensato molto dolce e denso che si deposita sul fondo, creando due strati distinti che possono essere mischiati.
Il proprietario chiama un scooter-taxi che arriva in pochi minuti, pronto per portarmi a Sapa. Mi consegna un casco di materiale simil cartone, che probabilmente farebbe piu danno che non usarlo. Lasciamo il paese e passiamo di fianco alle risaie in corso d'opera che circondano la piana di Ta Phin, il motorino ha qualche difficoltà in salita visto il nostro peso e ogni volta scatta la risata del pilota. Io non rido tanto, anzi, ho lo zaino in spalla che sbilancia non poco il peso durante le curve, non posso far altro che incrociare le dita sperando vada tutto bene.
Raggiungiamo il caotico centro di Sapa, dove sfrecciano motorini e veicoli di ogni tipo senza alcun rispetto per le regole della strada, che magari nemmeno ci sono.
Mi lascia all'inizio della via "Fansipan" che conduce a Cat Cat, pago 100.000 dong (3.5€) per il passaggio e mi incammino lungo la strada asfaltata. Ci sono diversi gruppi di turisti lungo il percorso accompagnati da una guida locale, anche se non ne capisco il motivo visto che si tratta di una normale strada asfaltata.
Mentre cammino una ragazza richiama la mia attenzio e mi dice che è necessare pagare il biglietto per entrare in paese (25.000 dong) e mi consegna una piccola mappa. C'è un percorso ad anello che scendo in fondo alla valle dove c'è un fiume e risale fino al punto di partenza.

  • La zona rurale di Cat Cat in zona defilata verso Lao Chai

  • L'ingresso a Cat Cat dalla strada principale, lì si paga il biglietto

  • Zona ricostruita per i turisti

  • Lungo la strada selciata del percorso ad adello

Mi incammino lungo il sentiero selciato che scende ad ampi gradoni, sui lati ci sono bancarelle e negozi di vario tipo, il tutto è molto turistico e "costruito". Ci sono parecchi bambini della minoranze etniche che vendono braccialetti e souvenir, alcuni portano nella fascia il fratello più piccolo e molti sono scalzi. Il tutto è studiato appositamente per suscitare compassione nei turisti, che diventano più predisposti ad acquistare rispetto ad un adulto.
A differenza di Ta Phin c'è una concentrazione di turisti impressionante e quindi cerco di completare l'anello il più velocemente possibile. Girare in solitaria per il Laos mi ha reso ancora più selvatico del solito.
L'ultima parte del percorso è abbastanza ripida, dal fiume si riprende quota fino a raggiungere la strada principale, dove c'è un'altra biglietteria per chi effettua il percorso al contrario.
Lungo la strada vedo l'indicazione "Chapi homestay" su un cancello ed entro per chiedere se hanno posto per una notte. Mi accoglie una ragazza molto gentile di nome Mai che mi mostra le camere al piano superiore. La struttura è fatta completamente in legno e molto accogliente, ci sono stanze private con bagno (solo acqua fredda) oppure una zona comune con alcuni materassi a terra. E' possibile fare una doccia calda nel bagno al piano inferiore. Nelle stanze non c'è un letto ma solo materassi a terra, senza coperte, lenzuola o cuscini. Nel giardino conosco anche Gio, il fidanzato di Mai, appassionato di vespa d'epoca con le quali ha fatto avventurosi tour in giro per l'Asia.
Esco ad esplorare la zona circostante per scattare qualche fotografia e per prima cosa mi fermo ad una locanda a mangiare una tazza di noodles. La qualità non è gran che ma almeno riesco a "tappare il buco" prima di riprendere a camminare. Imbocco una strada sterrata che taglia in 2 l'anello percorso in precedenza e attraversa un gruppo di case in legno tradizionali. Dopo poco devo abbandonare la strada sterrata perchè ci sono lavori in corso per asfaltarla e gli abitanti guardano incuriositi le attività. Mi ha ricordato il finale del film "c'era una volta il west", dove il vecchio west lascio lo spazio al futuro rappresentato dalla ferrovia. Lo stile di vita degli abitanti di Sapa sta cambiando rapidamente, come è giusto che sia.
C'è una leggera foschia che limita la visuale e per le fotografie di paesaggio non è il massimo, però riesco a dedicarmi alle persone impegnate con il lavoro nelle risaie. C'è chi ara il terreno con l'ausilio dei bufali, chi prepara i mazzi con il riso da trapiantare e chi riempie le varie terrazze.
Torno alla homestay con la luce del tramonto, sono rimasto d'accordo con Mai che avremmo cenato verso le 19.30. Faccio una doccia gelata in camera e scendo nel cortile, dove è pronto il pasto: riso, frittata, zuppa di verdure e altri contorni. Al tavolo con noì c'è anche una ragazza che aiuta Mai alla homestay e due ragazzi del posto. Rimaniamo a chiacchierare un po insieme poi vado in camera a dormire, domani si riparte per il trekking!

  • Famiglia torna a casa dopo il lavoro

  • L'homestay Chapi

  • Gio, Mai e un amico

Lao Chai

Dopo una rapida colazione in homestay saluto Mai e mi incammino in direzione Lao Chai, seguendo in prima battuta la strada percorsa ieri per poi imboccare un piccolo sentiero fra le risaie.
C'è una buona visibilità, il sole splende e gli scorci fotografici sono davvero infiniti. Le risaie pullulano di persone vestite con abiti multicolore, che creano uno scenario molto suggestivo. Anche io non passo inosservato: un turista solitario che cammina fra le risaie con uno zainone in spalla crea un certo stupore e anche qualche sorriso.
Incontro due bambine che vendono i soliti braccialetti, pur sapendo di commettere un errore mi faccio impietosire e ne compro un paio. Scatto loro qualche fotografia per immortalare gli abiti tradizionare multicolore dei Hmong.
Il sentiero si biforca e guardando la cartina dovrebbero ricongiungersi nello stesso punto più avanti, per conferma chiedo a una ragazza lungo la strada, che mi guarda con un espressione del tipo "e questo da dove è saltato fuori?". Riesco a capire che il sentiero di destra è più lungo perchè scende fino al fiume e poi riprende di nuovo quota, quindi mi consiglia quello a sinistra. Ovviamente parliamo due lingue diverse, ma basta dire "lao chai" e con i gesti ci si capisce perfettamente!!
Guadagno quota molto velocamente passando fra risaie e piccoli gruppi di case, i cui abitati sono sempre sorridenti e ben disposti a darmi consigli sulla direzione da prendere. Una signora mi ha seguito con lo sguardo per parecchio tempo e ogni volta che mi giravo gesticolava indicandomi la via corretta.
Lascio il sentiero e imbocco una strada cementata che sale ripida per parecchi metri, finché dall'alto intravedo la valle che ospita Lao Chai. E' completamente ricoperta di risaie, tante da non vederne la fine, al centro della vallata c'è un fiume attorno al quale sono costruite la maggior parte delle abitazioni.
Prima di arrivare in paese incontro una signora molto bizzarra che mi sorride e parla un poco di inglese, mi chiede dove sto andando e.... tenta di vendermi dell'oppio! Adesso capisco perchè è così allegra!

  • La vista verso Ta Phin appena raggiunto il punto panoramico

  • Bimbe Hmong lungo il percorso

  • Gente al lavoro nelle risaie subito dopo Cat Cat

  • Dettaglio delle risai a Lao Cahi

Trekking Sapa

La donna incontrata prima di Lao Chai

Attraverso il ponte sul fiume che conduce al centro abitato e mi fermo al primo ristorante a mangiare qualcosa, è circa mezzogiorno e oltre a me non c'è nessuno. Ordino un piatto di noodles fritti con pollo e una birra, obbligatoria dopo la camminata. Pian Piano il locale si riempie di turisti che arrivano accompagnati da guide locali, per poi svuotarsi nuovamente dopo circa 1 ora. Non riuscirei mai a fare come loro, ritrovarmi ammassato con altri turisti ed essere legato a orari, luoghi e attività prestabiliti. Questo è il motivo per il quale non ho mai letto una guida lonely planet e affini, ci si ritrova tutti negli stessi posti.
Contatto Ha tramite facebook sfruttando la wifi del locale e ci diamo appuntamento al ristorante verso le 15. Nel frattempo lascio lo zaino alla proprietaria e inizio ad esplorare la zona. Imbocco uno dei tanti sentieri in cemento che attraversano le risaie, usati dagli abitanti per lavorare i campi e per raggiungere le abitazioni. Sono larghi circa 1 metro e percorrerli è il modo migliore per visitare il paese ed incontrare persone.
Il cielo è leggermente nuvoloso e lascia spazio a qualche schiarita, per il momento sono stato fortunato e non ha mai piovuto, sarebbe stato un problema per il trekking ma soprattutto per le foto.
La gente del posto è abbastanza indifferente ai turisti, in generale cercano il contatto solo per vendere qualcosa. Però se hai la possibilità di interagire e conoscerli, ti rendi conto che sono persone molto semplici, gentili ed ospitali.

  • I sentieri di cemento fra le risaie

  • Caffe vietnamita al ristorante

Incontro Ha nei pressi del ponte e ci incamminiamo verso casa sua, che si trova in una zona elevata rispetto al fiume. E' una tradizionale abitazione Hmong, alla quale è stata aggiunta di recente una depandance con le stanze per gli ospiti. Sempre di recente è stato costruito un bagno esterno, con doccia calda e tazza. Raccogliamo insieme le verdure dell'orto da cucinare per cena e Ha mi mette subito al lavoro per pulirle e tagliarle.
La cucina di una casa Hmong è molto semplice: c'è un bracere dove accendere il fuoco, alcuni piccoli sgabelli dove sedersi e un tavolo rotondo in metallo dove lavorare il cibo. Il tutto ad un'altezza massima di circa 50cm dal suolo. Non c'è un lavandino o un rubinetto, ma una sorgente d'acqua perenne che sgorga da un tubo, posto in una saletta con pavimento leggermente inclinato per far scaricare i liquidi. Nella stessa saletta ci sono appesi piatti e stoviglie. Non essendoci la caldaia l'acqua viene fatta bollire sul fuoco e conservata in grossi thermos per tutta la giornata.
Piu tardi ci raggiunge Johan, un ragazzo belga che si fermerà a dormire alla homestay, è simpatico e molto loquace. Mentre Ha e sua madre cucinano la cena io mi diverto a scattare fotografie ai nipoti di Ha che scorrazzano per casa e nei dintorni, sono allegri e scatenati, corrono liberi a piedi nudi.
Per cena ci sediamo tutti insieme intorno al tavolo imbandito che c'è nella sala, i piatti sono prevalentemente di verdure, ma non mancano riso e carne fritta. La stanza è illuminata da una piccola lampadina che crea un'atmosferma "retrò", sembra di tornare indietro nel tempo e in realtà per noi occidentali è un po così.
La mamma di Ha mi versa un paio di bicchiere di distillato di riso, rigorosamente homemade, che ricorda un pochino la nostra grappa. Adesso capisco perchè sorride sempre.
Dopo cena io Ha e Johan rimaniamo fuori casa a parlare, Johan ci racconta le avventure che gli sono capitate durante il suo viaggio di un anno in giro per il mondo. In pratica dopo tot anni di lavoro il governo Belga regalava 1 anno di vacanza pagato, cosa che lui ha colto al volo.

  • Ha al lavoro con il fuoco

  • Nell'orto a raccogliere le verdure per la cena

  • Tavola imbandita

  • La sorgente di acqua in cucina

  • Riflessi in una stanza della casa

Ta Van

La mattina ci svegliamo verso le 8.30 e Ha ci cucina alcune crepes che mangiamo accompagnate da banana e miele, seduti fuori casa con vista panoramica sulle risaie.
Il mio programma iniziale era di esplorare i piccoli villaggi sulle montagne circostanti in autonomia, ma poi ho accettato l'invito di Ha e Johan ad andare con loro al villaggio Ta Van.
Scendiamo attraverso le risaie lungo sentieri a volte improvvisati, passando in zone isolate che solo un'indigena come Ha può conoscere! Il bello di avere una guida locale è proprio questo: percorrere sentieri poco battuti e interagire con la gente del posto.
Lungo il percorso scatto fotografie a raffica, le risaie si collegano una con l'altra creando un pattern spettacolare. Passiamo attraverso un piccolo bosco di bambù completamente invaso da farfalle gigantesche, che dal sentiero si alzano in volo al nostro passaggio.
Raggiungiamo le cascate Quy Khach che sono praticamente in secca, si riempiranno durante la stagione delle piogge nei prossimi mesi. Scendiamo a ridosso del fiume e mangiamo un ottima zuppa alla homestay che c'è appena prima del ponte di legno, una delle migliori mangiate finora. Fra l'altro è un ottima sistemazione se avete intenzione di dormire nei pressi di Ta Van.
Trascorriamo una buona mezzora a giocare a carte sui tavoli esterni, c'è una bella vista sul fiume dove i bambini del posto si divertono tuffandosi in acqua.
Riprendiamo il cammino e attraversiamo Ta van lungo la strada principale, frequentata anche da molti turisti. Il villaggio è caratteristico e offre innumerevoli homestay dove dormire, alcune delle quali però sono una sorta di hotel. Mi fermo ad un banchetto a comprare un vestitino multicolore in stile Hmnong per la mia bimba, tratto sul prezzo e lo porto via per pochi euro.

  • Spettacolari pattern lungo il percorso per Ta Van

  • Fiume e risaie

  • Pausa meritata

In taxi-scooter torniamo a Lao Chai e andiamo a casa di "Co" un'amica di Ha (che fantasia i nomi hmong), dove dovremmo fare un "foot bath" ossia un pediluvio! La casa si trova in una zona bellissima immersa nelle risaie, in cima alla valle esattamente all'opposto rispetto a quella di Ha. Il pediluvio consiste in una bacinella di legno piena di acqua calda, con all'interno delle strane foglie che rilasciano un pigmento color marrone. Co è impegnata a colorare alcuni tessuti con la tecnica del Batik, usata per colorare i tessuti e altri oggetti come i vasi, mediante la copertura delle zone che non si vogliono tinte tramite cera o altri materiali impermeabilizzanti.
Lasciamo la casa durante il tramonto che dipinge il paesaggio con colori caldi ed i raggi del sole si riflettono a specchio nelle risaie. Metto a dura prova la reflex a forza di scatti.
Ci fermiamo in paese ad acquistare carne e verdure per la cena, siamo gli unici turisti e mi sembra di far parte della comunità Hmong. Oltre ai banchetti di frutta e verdura ci sono quelli che vendono benzina in pratiche bottiglie di plastica!
Per la cena cuciniamo anche i classici involtini primavera, preparati da me e Johan dopo una breve lezione di Ha, ormai sono un asso ad arrotolare la carta di riso!

  • Lao Chai al tramonto

  • Lao Chai al tramonto

  • Ha con le sue nipotine, a seguire la vista da casa di Ha

  • Vista dalla casa di Ha

Ritorno a Sapa

Dopo la colazione il relax prende il sopravvento, rimaniamo sulla veranda a giocare a carte e parlare fino all'ora di pranzo! Prima di partire faccio una doccia veloce e preparo lo zaino in vista del ritorno ad Hanoi.
Ha ci offre il pranzo al ristorante Hmong che c'è nei pressi del ponte, vengono serviti piatti misti di verdure e carne che vengono condivisi fra i commensali. Tutto assai delizioso.
Saluto Ha e Johan che devono tornare a Tan Van per fare degli acquisti, io invece torno in scooter-taxi a Sapa. E' il viaggio della speranza, ad ogni curva spero di non volare per terra! Con lo zainone in spalla la motoretta si sbilancia e il centauro vietnamita ha qualche difficoltà nel domarla.
Fortunatamente arrivo sano e salvo a Sapa dove, nei pressi della fermata degli autobus, trovo un minivan per arrivare a Lao Chai al costo di 40.000 dong.
Non appena arrivato in stazione entro nella sala d'attesa e un'addetta mi chiede il biglietto: "il suo biglietto del treno era per ieri" . Panico! Facendo trekking ho perso la cognizione del tempo e mi sono confuso con le date, ho perso anche la prenotazione dell'hotel fatta ad Hanoi!
Riesco a trovare una cuccetta sul treno di oggi, a metà prezzo rispetto alla prenotazione fatta online, e alle 21 salgo sul mio "violet train" in direzione Hanoi. Ciao Sapa, mi hai regalato emozioni ed esperienze indimenticabili.

  • Si prepara la colazione

  • Colazione con vista...

  • Ci divertiamo a fare foto

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